sabato 25 dicembre 2010

Iris

Intanto venne un giorno in cui il signor Anselmo, ritornando da un viaggio solitario, ricevette un'accoglienza così fredda e opprimente dal suo appartamento di studioso che si precipitò dai suoi amici con l'intenzione di chiedere la mano della bella IRIS. "IRIS" le disse "Non voglio più ...vivere così. Sei sempre stata la mia buona amica e devo dirti tutto. Devo avere una moglie, altrimenti la vita mi sembra vuota e senza senso. E chi dovrei desiderare in moglie se non te, caro fiore? Vuoi Iris? Avrai fiori quanti se ne possono trovare, avrai il più bello dei giardini. Vuoi venire da me?"Iris lo guardò a lungo e tranquillamente negli occhi, non sorrise e non arrossì, e gli rispose con voce ferma:"Anselmo, la tua domanda non mi stupisce. Io ti voglio bene, anche se non ho mai pensato di diventare tua moglie. Ma vedi, amico mio, io pretendo molto da colui che devo sposare. Pretendo più della maggior parte delle donne. Tu mi hai offerto dei fiori e la tua intenzione era buona. Ma io posso vivere anche senza i fiori, e anche senza musica, potrei rinunciare a tutto questo e a molto altro ancora, se fosse necessario. Ma una cosa non posso e non vorrò mai rinunciare: non potrò mai vivere neanche per un giorno senza che la musica che ho nel cuore sia per me l'essenziale. Se devo vivere con un uomo, bisogna che la sua musica interiore si accordi sottilmente con la mia, e bisogna che lui abbia un unico desiderio: che la sua musica sia pura e che si intrecci bene con la mia. Tu amico mio, ne saresti capace? Probabilmente non potresti accrescere la tua celebrità e conquistare altri onori, la tua casa sarebbe silenziosa, e le rughe che da parecchi anni vedo sulla tua fronte dovrebbero essere tutte cancellate. Ahimè, Anselmo, non sarà possibile. Vedi, tu sei fatto così: tu devi farti segnare la fronte da sempre nuove preoccupazioni, e quello che io penso e sono tu lo ami, certo, e lo trovi bello, ma per te come per i più è soltanto un delizioso giocattolo. Oh, ascoltami bene: tutto quello che per te è un giocattolo, per me è la vita stessa e dovrebbe esserlo anche per te, e tutto quello a cui tu dedichi fatiche e preoccupazioni, per me è un giocattolo e non merita che si viva per esso.- Io non cambierò più, Anselmo, perché vivo secondo una legge che ho dentro. Ma tu sapresti cambiare? E dovresti cambiare completamente perché io possa diventare tua moglie". Anselmo tacque, colpito da una volontà che aveva creduto debole e giocosa. Tacque e schiacciò sbadatamente nella mano eccitata un fiore che aveva preso dal tavolo. Allora Iris gli tolse dolcemente di mano il fiore-lui ne fu colpito al cuore come da un duro rimprovero-e a un tratto gli rivolse un sorriso luminoso e dolce, come se avesse insperatamente trovato una via d'uscita dall'oscurità."Ho un'idea " mormorò arrossendo. "La troverai bizzarra, ti sembrerà un capriccio. Ma non è un capriccio. Vuoi sentirla? E vuoi accettare che decida di te e di me?"Senza comprenderla, Anselmo guardò la sua amica, pallido d'ansia. Il sorriso di lei lo convinse ad avere fiducia e ad assentire."Vorrei darti un compito" disse Iris ridiventando rapidamente seria. "Fallo è tuo diritto" si arrese l'amico."Dico sul serio" continuò lei "ed è l'ultima parola. Vuoi accettarla così come mi viene dall'anima senza discuterla, anche se dapprima non la capirai?" Anselmo, lo promise. E lei disse, mentre si alzava e gli dava la mano:"Mi hai detto più di una volta che nel pronunciare il mio nome ti senti sempre richiamare a qualcosa di dimenticato che un tempo era stato per te importante e sacro. Questo è un segno, Anselmo, ed è ciò che ti ha attirato a me per tutti questi anni. Anch'io credo che nella tua anima tu abbia perduto e dimenticato qualcosa di importante e di sacro, qualcosa che deve ridestarsi prima che tu possa trovare la felicità e raggiungere ciò a cui sei destinato.- Addio, Anselmo! Ti do la mano e ti chiedo: va' e cerca di ritrovare nella memoria quel qualcosa che il mio nome ti ricorda. Nel giorno in cui l'avrai ritrovato io sarò tua moglie, verrò con te dove vorrai e non avrò altri desideri se non i tuoi"...
Hermann Hesse

venerdì 24 dicembre 2010

Vi amai nella città


Vi amai nella città dove per sole
strade si posa il passo illanguidito
dove una pace tenera che piove
a sera il cuor non sazio e non pentito
volge a un'ambigua primavera in viole
lontane sopra il cielo impallidito

Dino Campana

giovedì 23 dicembre 2010

Abbandono

Volata sei, fuggita
come una colomba
e ti sei persa, là, verso oriente.
Ma son rimasti i luoghi che ti videro
e l'ore dei nostri incontri.
Ore deserte,
luoghi per me divenuti un sepolcro
a cui faccio la guardia.

Vincenzo Cardarelli

giovedì 9 dicembre 2010

Paese d'inverno

Che il sole dopo la neve
appaia, e le nuvole si tingano di rosso
come schiave: la neve sui tetti
un rossore colorirà, guancia di principessa.
S'alzi un leggero vento
e spenga l'acqua, che s'era addormentata,
con assonnata voce di pastore;
escano fanciulle con scialli,
lampeggiando gli occhi neri,
e improvvisamente corrano punte dall'aria
simili a uccelli che s'alzino a volo.
E gli zingari rubino ragazzi.
Attilio Bertolucci da Fuochi in Novembre(1934)

mercoledì 8 dicembre 2010

Dove l'ombra

Dove l'ombra procede e le strade ristanno
tra i fiori, ricordarmi le parole
e le grida dell'uomo è forse un inganno.
Ma sempre sotto il cielo consueto
ritrovo le mie tracce, il mio sole
e gli alberi remoti dal tempo
fissi dietro le svolte. E sempre,
ancor che mi sia noto il dolce segreto,
sulla polvere quieta, tra le aiuole,
m'indugio ad aspettare che sporga
un viso inenarrabile dal sole.
Mario Luzi da Un brindisi

martedì 30 novembre 2010

Sono un poeta

Sono un poeta
un grido unanime
sono un grumo di sogni

Sono un frutto
d’innumerevoli contrasti d’innesti
maturato in una serra

Giuseppe Ungaretti, da Italia

lunedì 29 novembre 2010

Invictus




Out of the night that covers me,
black as the pit from pole to pole,
I thank whatever gods may be
for my unconquerable soul.

In the fell clutch of circumstance
I have not winced nor cried aloud.
Under the bludgeonings of chance
my head is bloody, but unbowed.

Beyond this place of wrath and tears
looms but the Horror of the shade,
and yet the menace of the years
finds and shall find me unafraid.

It matters not how strait the gate,
how charged with punishments the scroll,
I am the master of my fate:
I am the captain of my soul.

William Ernest Henley

Dal profondo della notte che mi avvolge,
buia come il pozzo più profondo che va da un polo all'altro,
ringrazio gli dei qualunque essi siano
per l'indomabile anima mia.

Nella feroce morsa delle circostanze
non mi sono tirato indietro né ho gridato per l'angoscia.
Sotto i colpi d'ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma indomito.

Oltre questo luogo di collera e lacrime
incombe solo l'Orrore delle ombre,
eppure la minaccia degli anni
mi trova, e mi troverà, senza paura.

Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita.
Io sono il padrone del mio destino:
io sono il capitano della mia anima.

Ringrazio Giorgio (IV E liceo Braucci di Caivano) che mi ha suggerito  questa poesia. Gli allievi per un docente sono il libro più bello da leggere.

domenica 21 novembre 2010

Passato

I ricordi, queste ombre troppo lunghe
del nostro breve corpo,
questo strascico di morte
che noi lasciamo vivendo
i lugubri e durevoli ricordi,
eccoli già apparire:
melanconici e muti
fantasmi agitati da un vento funebre.
E tu non sei più che un ricordo.
Sei trapassata nella mia memoria.
Ora sì, posso dire che
che m'appartieni
e qualche cosa fra di noi è accaduto
irrevocabilmente.
Tutto finì, così rapito!
Precipitoso e lieve
il tempo ci raggiunse.
Di fuggevoli istanti ordì una storia
ben chiusa e triste.
Dovevamo saperlo che l'amore
brucia la vita e fa volare il tempo.

Vincenzo Cardarelli

venerdì 12 novembre 2010

Taci, anima stanca di godere



Taci, anima stanca di godere
e di soffrire (all'uno e all'altro vai
rassegnata).
Nessuna voce tua odo se ascolto:
non di rimpianto per la miserabile
giovinezza, non d'ira o di speranza,
e neppure di tedio.
Giaci come
il corpo, ammutolita, tutta piena
d'una rassegnazione disperata.
Non ci stupiremmo,
non è vero, mia anima, se il cuore
si fermasse, sospeso se ci fosse
il fiato...
Invece camminiamo,
camminiamo io e te come sonnambuli.
E gli alberi son alberi, le case
sono case, le donne
che passano son donne, e tutto è quello
che è, soltanto quel che è.
La vicenda di gioia e di dolore
non ci tocca. Perduto ha la voce
la sirena del mondo, e il mondo è un grande
deserto.
Nel deserto
io guardo con asciutti occhi me stesso.
Camillo Sbarbaro

lunedì 8 novembre 2010

In una notte d'un gelido 17 Dicembre


....l'uomo che di notte, solo,
nel "gelido dicembre",
spinge il cancello e rientra
solo nei suoi sospiri.....

Giorgio Caproni
da Congedo del viaggiatore cerimonioso & altre prosopopee

domenica 7 novembre 2010

Quante ombrose dimore hai già sfiorato


Quante ombrose dimore hai già sfiorato,
anima mia, senza trovare asilo:
dal sogno rifluivi alla memoria,
da memoria tornavi a essere un sogno,
per via ti sorprendeva la bufera.
Senza felicità, senza speranza
di quiete - ma guarda come il volto
puramente contiene il tuo destino-
a volte ti levavi rischiarata
dalla ragione, a volte ti eclissavi.
Vivi, incredibilmente ti fu dato;
esisti, come sia lo chiedo ancora
al passato, a quest'ora in cui più lieve
la montagna di sé scolpisce il sole
e la sera che il mare fugge e implora.

Mario Luzi
(da Poesie Sparse 1945-48)



martedì 2 novembre 2010

Serata romana



Villa chiusa


So d'una villa chiusa e abbandonata
da tempo immemorabile, segreta
e chiusa come il cuore d'un poeta
che viva in solitudine forzata.

La circonda una siepe, e par murata,
di amaro bosso, e l'ombra alla pineta
da tanto più non rompe né più inquieta
la ciarliera fontana disseccata.
Tanta è la pace in questa intisichita
villa che sembra quasi che ogni cosa
sia veduta a traverso d'una lente.

Solo una ventarola arrugginita
in alto, su la torre silenziosa,
che gira, gira interminatamente.

Corrado Govoni

mercoledì 27 ottobre 2010

Colori

domenica 19 settembre 2010

Budapest

Nei pressi di Gellert
Parlamento

sabato 11 settembre 2010

Gli insegnanti ideali...



"Gli insegnanti ideali sono quelli che si offrono come ponti verso la conoscenza e invitano i loro studenti a servirsi di loro per compiere la traversata: poi, a traversata compiuta, si ritirano soddisfatti, incoraggiandoli a fabbricarsi da soli ponti nuovi"
Nikos Kazantzakis

martedì 7 settembre 2010

venerdì 3 settembre 2010

Hic sumus felices


I poeti lavorano di notte
quando il tempo non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.

I poeti lavorano nel buio
come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere Iddio.

Ma i poeti, nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle.
Alda Merini

giovedì 2 settembre 2010

Città vecchia


Spesso, per ritornare alla mia casa
prendo un'oscura via di città vecchia.
Giallo in qualche pozzanghera si specchia
qualche fanale, e affollata è la strada.

Qui tra la gente che viene che va
dall'osteria alla casa o al lupanare,
dove son merci ed uomini il detrito
di un gran porto di mare,
io ritrovo, passando, l'infinito
nell'umiltà.

Qui prostituta e marinaio, il vecchio
che bestemmia, la femmina che bega,
il dragone che siede alla bottega
del friggitore,
la tumultuante giovane impazzita
d'amore,
sono tutte creature della vita
e del dolore;
s'agita in esse, come in me, il Signore.

Qui degli umili sento in compagnia
il mio pensiero farsi
più puro dove più turpe è la via.

(Umberto Saba da Trieste e una donna, 1910-12)

giovedì 19 agosto 2010

Budapest


Chiesa di San Mattia

Bastione dei pescatori

domenica 15 agosto 2010

Budapest, Sinagoga

L'albero della vita (ogni foglia reca inciso il nome di un ebreo vittima dell'olocausto)
interno della sinagoga

giardino della memoria

sabato 14 agosto 2010

Parlamento di Budapest

veduta del Parlamento dal Bastione dei pescatori

Parlamento
Sala interna del Parlamento

lunedì 2 agosto 2010

Alla luna


O graziosa luna, io mi rammento
che, or volge l'anno, sovra questo colle
io venia pien d'angoscia a rimirarti:
e tu pendevi allor su quella selva
siccome or fai, che tutta la rischiari.
Ma nebuloso e tremulo dal pianto
che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci
il tuo volto apparia, che travagliosa
era mia vita: ed è, né cangia stile,
o mia diletta luna. E pur mi giova
la ricordanza, e il noverar l'etate
del mio dolore. Oh come grato occorre
nel tempo giovanil, quando ancor lungo
la speme e breve ha la memoria il corso,
il rimembrar delle passate cose,
ancor che triste, e che l'affanno duri!

sabato 31 luglio 2010

Basta che un lume

Basta anche il lume in fondo alla vallata,
quel lume che ogni sera torna. E' come
quando si dice a un premuroso che
ci si vede, e altro lume non occorre...

Basta il mistero, sulla delusa terra,
del lume che a intervalli appare e spare,
e avvezzo a sè fa il cuore, come a un palpito...

Basta che un lume, in una lontananza,
si riaccenda nel mondo, a quando a quando
Gaetano Arcangeli

mercoledì 28 luglio 2010

Notte d'estate


Dalla stanza vicina ascolto care
voci nel letto dove il sonno accolgo.
Per l'aperta finestra un lume brilla,
lontano, in cima al colle, chi sa dove.
Qui ti stringo al mio cuore, amore mio,
morto a me da infiniti anni oramai.

Umberto Saba

martedì 27 luglio 2010

Tramonto


venerdì 16 luglio 2010

Lettera al mio unico mai

Chiudi gli occhi, ma devi chiuderli davvero, altrimenti non parto. Anche se siamo al buio. Sei curioso di quello che devo dirti o forse vuoi aspettare e rimanere in silenzio anche se io me ne sono accorto che tu mi stai seguendo, e da un bel po', ma non capisco cosa ci trovi di così strano in me, potresti essere il mio vorrei se solo lo volessi, ma mica mi stai guardando, che altrimenti smetto sul serio, adesso va bene, non lo sento più il tuo sguardo, posso continuare; ma dove eravamo rimasti, ah sì, al fatto che mi sento seguito ancora da te, sono certo che continuerai a negarlo eppure sei stato visto da molti anche oggi, me lo hanno detto persone fidate che fanno parte del mio sempre reale e non del mio unico mai, come te. Insomma, dobbiamo ridurci sempre a quest'ora per ritrovarci eppure avremmo avuto altre opportunità che sono andate perdute, come quando si finisce di piegare un lenzuolo in due, ricongiungendo gli ultimi lembi ci si avvicina e ci si sfiora appena con le dita, dalle parti delle nocche o di un dorso accennato e poi ritratto, o quando scrivo a quest'ora, mi brucia di cercarti, adesso te lo dico perché hai chiuso per bene gli occhi e lo hai giurato, e posso indovinare la tua ombra sul foglio, accanto alla mia mano, sono sicuro di non poterne avere mai due di ombre e che l'altra dovrà essere solo la tua e che nessuno mi crederà, perché rimani ancora il mio unico mai e forse il mio senso del non accaduto e del perduto dove potrò ancora ritrovarmi. Adesso non ti ho sentito, ma perché hai preso a spaventarti, te lo fa sempre, a quest'ora? Dici che potrebbe capitarti davvero di amarmi e se accadesse a me, di amare il mio unico mai che non sarà? Che domande, a quest'ora forse possono fare male certe parole e farci arrossire insieme nel buio, anche se tu non parli mai; forse è meglio spegnerci così, come se fossimo al telefono o al cinema. Non ti muovere, però, fino a quando non lascio la stanza e non accendo dal corridoio. Puoi uscire da qualsiasi punto, l'importante è che io non ti veda, mi raccomando.
Buonanotte e forse a mai più,
amore mio...
Luigi Salerno

Io vivere vorrei addormentato


Io vivere vorrei addormentato
entro il dolce rumore della vita.

martedì 13 luglio 2010

Sermoneta


sabato 10 luglio 2010

Chiare, fresche et dolci acque


Chiare, fresche et dolci acque,
ove le belle membra
pose colei che sola a me par donna;
gentil ramo ove piacque
(con sospir mi rimembra)
a lei di fare al bel fianco colonna;
erba e fior che la gonna
leggiadra ricoverse
co l'angelico seno;
aere sacro, sereno,
ove Amor co' begli occhi il cor m'aperse:
date udienza insieme
a le dolenti mie parole estreme.
S'egli è pur mio destino,
e 'l cielo in ciò s'adopra,
ch'Amor quest'occhi lagrimando chiuda,
qualche grazia il meschino
corpo fra voi ricopra,
e torni l'alma al proprio albergo ignuda.
La morte fia men cruda
se questa spene porto
a quel dubbioso passo;
ché lo spirito lasso
non poria mai in più riposato porto
né in più tranquilla fossa
fuggir la carne travagliata e l'ossa.
Tempo verrà ancor forse
ch'a l'usato soggiorno
torni la fera bella e mansueta,
et là ' ov' ella mi scorse
nel benedetto giorno
volga la vista disiosa et lieta,
cercandomi: et, o pieta!,
già terra infra le pietre
vedendo, Amor l'inspiri
in guisa che sospiri
sì dolcemente che mercé m'impetre,
et faccia forza al cielo,
asciugandosi gli occhi col bel velo.
Da' be' rami scendea
(dolce ne la memoria)
una pioggia di fior sovra 'l suo grembo;
et ella si sedea
umile in tanta gloria,
coverta già de l'amoroso nembo.
Qual fior cadea sul lembo,
qual su le trecce bionde,
ch'oro forbito et perle
eran quel dì, a vederle;
qual si posava in terra, e qual su l'onde;
qual, con un vago errore
girando, parea dir: Qui regna Amore
Quante volte diss'io
allor pien di spavento:
Costei per fermo nacque in paradiso.
Così carco d'oblio
il divin portamento
e 'l volto e le parole e 'l dolce riso
m'aveano, et sì diviso
da l'imagine vera,
ch'i' dicea sospirando:
Qui come venn'io, o quando?;
credendo esser in ciel, non là dov'era.
Da indi in qua mi piace
questa erba sì, ch'altrove non ho pace.
Se tu avessi ornamenti quant' hai voglia,
poresti arditamente
uscir del bosco e gir in fra la gente.
Francesco Petrarca, Canzoniere

venerdì 9 luglio 2010

La soglia


mercoledì 7 luglio 2010

Lago luna alba notte




Lago luna alba notte

Gracili arbusti
Ciglia di celato bisbiglio…

Impallidito livore rovina…

Un uomo, solo, passa
Col suo sgomento muto…

Conca lucente,
trasporti alla foce del sole!

Torni ricolma di riflessi, anima,
E ritrovi ridente
L’oscuro…

Tempo, fuggitivo tremito…

Giuseppe Ungaretti, tratto da Sentimento del tempo 1927

domenica 4 luglio 2010

I fiori di Ninfa






Parva sed apta mihi


C'era un volta


Bosco Cappuccio
ha un declivio
di velluto verde
come una dolce
poltrona
Appisolarmi là
solo
in un caffè remoto
con una luce fievole
come questa di questa luna
Giuseppe Ungaretti, C'era una volta tratto da l’Allegria – Il porto sepolto - Quota Centoquarantuno, l'1 agosto 1916