venerdì 30 aprile 2010

Perdersi


Ho sceso, dandoti il braccio, almeno milioni di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr'occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.
Eugenio Montale - Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale.

giovedì 29 aprile 2010

Le luci della sera




lunedì 26 aprile 2010

Ortigia: tramonto

"Secondo te, che cos'è quella cosa laggiù?".
"Quale cosa?".
"Come quale! Quale altra cosa potrei mostrarti di più bello, avanti!".
"Ah, tu intendi quella? Insomma, sembrerebbe la brutta copia di una moneta d'oro, di quelle da collezione, giusto la forma, ma niente di che, perché".
Michela non gli rispose. Scese dall'auto e cominciò a correre, da sola, mentre il suono del cerchio solare le scioglieva le lacrime nel trucco, come vecchie canzoni.Ottavio era troppo preso dai primi risultati delle partite. Non ci fece caso a dove andasse Michela, nemmeno al fatto che due ragazzini, per gioco, scagliarono da un finestrino di una macchina in corsa una bottiglia di birra vuota, che la prese in pieno viso. Il sole sfumava nell'acqua, nello stesso istante di un goal! Ottavio finalmente sorrise e lanciò uno schiocco di bacio a tre dita all'ultima sagoma solare sfumante. Prima di sera.
l.s.

domenica 25 aprile 2010

Abbazia di Montecassino




Ombre della sera

«Difendimi dalle forze contrarie,
la notte, nel sonno, quando non sono cosciente,
quando il mio percorso, si fa incerto.
E non abbandonarmi mai…
Non mi abbandonare mai!
Riportami nelle zone più alte
in uno dei tuoi regni di quiete:
E’ tempo di lasciare questo ciclo di vite.
E non mi abbandonare mai…
Non mi abbandonare mai!
Perché le gioie del più profondo affetto
o dei più lievi aneliti del cuore
sono solo l’ombra della luce.
Ricordami, come sono infelice,
lontano dalle tue leggi;
come non sprecare il tempo che mi rimane.
E non abbandonarmi mai…
Non mi abbandonare mai!
Perché la pace che ho sentito in certi monasteri,
o la vibrante intesa di tutti i sensi in festa,
sono solo l’ombra della luce»
L’ombra della luce – Franco Battiato

venerdì 23 aprile 2010

Capo Testa


lunedì 19 aprile 2010

Palazzo Giusso


domenica 18 aprile 2010

Vico Equense







sabato 17 aprile 2010

Paxos







Azzurro




Sereno


venerdì 16 aprile 2010

Temporale

Temporale: short story in abito nero e cortissimo

"Signore, mi dispiace, ma qui ormai non c'è più nessuno".
"Non capisco, ma non era qui che dovevamo ritrovarci? Qui c'è l'invito della signorina Spencer, guardi anche lei!".
L' uomo in livrea prese con la mano libera dall'ombrello il messaggio ricevuto e scrutò la grafia tremante e femminile di quella mittente così emozionata nella sua scrittura epistolare. Poi alzò gli occhi e mi fissò: "Mi dispiace, signore: è ripartita". "Ma come ripartita? La prego, se sono ancora in anticipo..."
"In anticipo sulle cinque, ma con un giorno di ritardo, signore. L'incontro era per il 22 alle cinque e non per il 23. Deve stare più attento. L'amore è soprattutto attenzione, caro amico, e adesso, se mi permette, dovrei riaccompagnarla all'auto, che mi attendono dentro".
"Dentro, ma dentro per cosa? È rimasto ancora qualcuno, c'è forse ancora qualcosa di lei, un messaggio?".
"Niente di tutto questo, signore. Dovrei pagare i becchini...che hanno premura".
Sbam! Il rumore di una bara che sbatteva mi risvegliò dal mio incubo. Rossana era accanto a me che dormiva, nella nostra villa. Stava piovendo ed era il giorno del suo compleanno. Quella sera avremmo festeggiato. La baciai nel sonno, e feci attenzione a non svegliarla...spaventato a morte ma felice!
l.s.
Ringrazio Luigi Salerno per aver dato vita con le sue parole alla mia foto.

martedì 13 aprile 2010

Silenzio



... Adesso c'è solo un silenzio, che mi mancava con te: appena il rumore dell'acqua e il tuo respiro, non dire più niente, ti prego".
"Niente".
“Niente, solo così...”.
“Solo noi, in questo niente così dolce”.
l.s. (Passeggiata notturna)

lunedì 12 aprile 2010

Passeggiata notturna


Passeggiata notturna...(da una foto in notturno di Daniela Fariello) di Luigi Salerno

"C'era una barca solo per noi due, che era già di sera".
"Sera?".
"Sera sera, come la cercano i tuoi occhi che adesso guardano nell'acqua".
"Guardano la sera nell'acqua e un po' nella tua vita..."
"La mia vita di sera, per sempre, come di sera piaceva a te".
"Ma da dove stai chiamando, adesso?".
"Non te lo posso dire più, perché..."
"Perché?".
"Perché adesso è tardi e non si fa, e poi che importanza ha, dopo tanto tempo".
"...ancora tanto tempo e non me lo puoi dire mai più?"
"Adesso credo che devono chiamare altre persone, non mi dire più niente che..."
"E la barca, la riesci a vedere tu, anche di sera?".
"Credo di sì, ma devono chiamare gli altri, ti prego".
"Perché le nostre cose sono finite così, dentro l'acqua, io a volte non lo so".
"Nemmeno io lo so, che forse non lo sapremo mai".
"Che cosa si fa adesso? Si chiude?.
"Mi stanno facendo segno, dicono che è urgente".
"Anche per noi è urgente, adesso che cosa credono gli altri!".
"Ti prego, perché adesso fai così?".
"Perché c'era una barca solo per noi due, che era già di sera".
"Di sera è già tardi, però".
"Tardi? Sera sera, come la cercano i tuoi occhi che adesso guardano nell'acqua...".
"Sai che sono andati via? Hanno intravisto un'altra cabina del telefono, più lontana, e adesso la barca la stanno occupando due ragazzi, con i pullover uguali e quasi rossi".
"Come sono, dimmi almeno questo, prima che cade...".
"Non lo so, la mia vita di sera è sempre così confusa, ma lei ti somiglia un mondo, sai?".
"Non ho sentito bene, cosa hai detto di lei?".
"Adesso si allontanano, è ancora di sera e la barca lascia un segno, come di una luna dolcissima sull'acqua e un po' con il tuo modo di fare quando ti allontani e sei svogliata e sembri sempre così seria"
"Hai detto davvero che mi somiglia, e lui?".
"Lui è molto simile a me, adesso sono già lontani, un po' come noi due".
“Il mio modo di fare, sull'acqua? Dici sul serio?”.
“È proprio così, ma non dirlo ancora!”.
"Non dire così, se poi non mi chiamerai più?".
"E tu che cosa ne sai, che quei due potrebbero non tornare mai più o perdersi nell'acqua, forse ancora più lontani di noi".
"Lo dici per mettermi paura, oppure cosa?".
"Non lo so. Adesso c'è solo un silenzio, che mi mancava con te: appena il rumore dell'acqua e il tuo respiro, non dire più niente, ti prego".
"Niente".
“Niente, solo così...”.
“Solo noi, in questo niente così dolce”.
"C'era una barca solo per noi due, che era già di sera e adesso?".
"Adesso?".
"Ci sei?"
"Non ti sento più"
"Pronto, pronto, accidenti, perché proprio adesso, sul più bello!".
"Ma dove sei finito, adesso sto annegando senza la tua voce".
"C'era una barca, anche se non si vede più in quel suo vuoto adesso vedo te...in una passeggiata notturna, ma soltanto nostra".
"Davvero, non me lo avevi mai detto prima?"
"Ma allora ci sei!".
"Cosa credevi, siamo ancora sulla terra, c'è sempre speranza".
"Quanta?"
"Quanta ce ne sarà, adesso posso solo dirti che..."
"Che?".
"Adesso, scusami, c'è qualcosa di strano, non penso che sia possibile!".
"Non ti capisco, perché ti sei fermato? Ti prego, adesso che si cominciava finalmente a parlare come una volta, che non si sente più niente".
"Non è possibile!".
"Mi spieghi che cosa sta succedendo?".
"Della passeggiata notturna di quei due, capisci?"
"Capisco cosa?".
"Che la barca sta tornando, da sola ma dentro: adesso lì dentro, amore... non c' è più nessuno".
“...”.
Luigi Salerno
L'analisi del racconto fatta dall'autore è visionabile al link http://bookandshade.blogspot.com/2010/04/passeggiata-notturna-la-tenebra-nella.html

sabato 10 aprile 2010

Ritorno al passato


Il comò dalla parte dove dormiva lei



























Il comò dalla parte dove dormiva lei.

Questo era il comò dalla parte dove dormiva lei. E quando la figlia decise di disfarsi dei mobili vecchi della casa, alla sua morte, trovò una cosa insolita, all’interno: la vita.La vita contenuta in un comò.Luce e vita.Il cassetto non si apriva bene, dette uno scossone più forte e cadde a terra: era pieno di fiori secchi, piccini e più grandi tuttora coi piccoli steli attaccati e ancora coi petali dalle sfumature acquarello ormai stinti.Mucchietto di fiori rovesciati sui mattoni di cotto, forse era la prima volta che uscivano dal cassetto.Con più facilità aprì l’anta credendo di trovare un pitale in porcellana, sbreccato, e puzzo di chiuso.No.Ancora fiori, mucchio di fiori che scivolavano lentamente in terra come una piccola valanga di neve che si muove dall’alto di un piccolo monticello colorato. E ancora piccolissimi fiori, secchi, spezzati, minuscole corolle indistinte, polvere di pistilli che da decenni vivevano al buio. Dentro un comò.Perplessità, curiosità per questo cumulo di colori, di questa esplosione di pezzetti, ormai pezzetti, di fiori di campo.La figlia scostò i fiori con la mano, come da un camino si toglie la cenere rimasta con la scopa di metallo: trovò due lampade a petrolio. E dentro a una lampada: un piccolo rotolo di carta ingiallita, legato con uno stelo di fiore.Lo aprì, indiscreta, curiosa. Veloce, sudata, e maldestra. Una specie di titolo: Se un giorno vi chiederete perché. E poi:O gni fiore è un momento di amore con il mio grande amore. Dalla prima volta con lui, fino all’ultima volta, sempre con lui, sempre.E da alcuni fiori sono nati i nostri figli. Le lampade nei momenti di amore le volevo accese, una su questo comò, una sul suo. Lo volevo vedere l’amore col mio amore, volevo vedere le nostre ombre imprecise tagliate da quel crocifisso lì sopra che ogni tanto arrossiva, ma benediva.Se vedevo le nostre ombre non pensavo di sognare perché la luce riflessa mi confermava che eravamo noi. Io e lui. Che siamo sempre stati noi. Era così strano, così bello che non sembrava vero sennò! Dopo che se n’è andato sette anni fa non ho più colto un fiore.Bianca.

Sandra Mazzinghi


Ringrazio Sandra che mi ha inviato questo suo bellissimo racconto ispirato dalle mie immagini.

d.f.

venerdì 9 aprile 2010

Imbrunire




mercoledì 7 aprile 2010

martedì 6 aprile 2010

Parga e dintorni





























lunedì 5 aprile 2010

Soffio


Roma


domenica 4 aprile 2010

Domenica






















Leggerezza


sabato 3 aprile 2010

Ricordi




Forse

Ricordare
è
forse
il modo più tormentoso
di dimenticare
e forse
il modo più gradevole
di lenire
questo tormento.
Erich Fried
 


Specchi...



"Gli alberi allungandosi nell'acqua
come gli occhi di una lupa che allatta".
l.s.

Autunno...







Luce


L'incanto del Carnevale veneziano