sabato 31 luglio 2010

Basta che un lume

Basta anche il lume in fondo alla vallata,
quel lume che ogni sera torna. E' come
quando si dice a un premuroso che
ci si vede, e altro lume non occorre...

Basta il mistero, sulla delusa terra,
del lume che a intervalli appare e spare,
e avvezzo a sè fa il cuore, come a un palpito...

Basta che un lume, in una lontananza,
si riaccenda nel mondo, a quando a quando
Gaetano Arcangeli

mercoledì 28 luglio 2010

Notte d'estate


Dalla stanza vicina ascolto care
voci nel letto dove il sonno accolgo.
Per l'aperta finestra un lume brilla,
lontano, in cima al colle, chi sa dove.
Qui ti stringo al mio cuore, amore mio,
morto a me da infiniti anni oramai.

Umberto Saba

martedì 27 luglio 2010

Tramonto


venerdì 16 luglio 2010

Lettera al mio unico mai

Chiudi gli occhi, ma devi chiuderli davvero, altrimenti non parto. Anche se siamo al buio. Sei curioso di quello che devo dirti o forse vuoi aspettare e rimanere in silenzio anche se io me ne sono accorto che tu mi stai seguendo, e da un bel po', ma non capisco cosa ci trovi di così strano in me, potresti essere il mio vorrei se solo lo volessi, ma mica mi stai guardando, che altrimenti smetto sul serio, adesso va bene, non lo sento più il tuo sguardo, posso continuare; ma dove eravamo rimasti, ah sì, al fatto che mi sento seguito ancora da te, sono certo che continuerai a negarlo eppure sei stato visto da molti anche oggi, me lo hanno detto persone fidate che fanno parte del mio sempre reale e non del mio unico mai, come te. Insomma, dobbiamo ridurci sempre a quest'ora per ritrovarci eppure avremmo avuto altre opportunità che sono andate perdute, come quando si finisce di piegare un lenzuolo in due, ricongiungendo gli ultimi lembi ci si avvicina e ci si sfiora appena con le dita, dalle parti delle nocche o di un dorso accennato e poi ritratto, o quando scrivo a quest'ora, mi brucia di cercarti, adesso te lo dico perché hai chiuso per bene gli occhi e lo hai giurato, e posso indovinare la tua ombra sul foglio, accanto alla mia mano, sono sicuro di non poterne avere mai due di ombre e che l'altra dovrà essere solo la tua e che nessuno mi crederà, perché rimani ancora il mio unico mai e forse il mio senso del non accaduto e del perduto dove potrò ancora ritrovarmi. Adesso non ti ho sentito, ma perché hai preso a spaventarti, te lo fa sempre, a quest'ora? Dici che potrebbe capitarti davvero di amarmi e se accadesse a me, di amare il mio unico mai che non sarà? Che domande, a quest'ora forse possono fare male certe parole e farci arrossire insieme nel buio, anche se tu non parli mai; forse è meglio spegnerci così, come se fossimo al telefono o al cinema. Non ti muovere, però, fino a quando non lascio la stanza e non accendo dal corridoio. Puoi uscire da qualsiasi punto, l'importante è che io non ti veda, mi raccomando.
Buonanotte e forse a mai più,
amore mio...
Luigi Salerno

Io vivere vorrei addormentato


Io vivere vorrei addormentato
entro il dolce rumore della vita.

martedì 13 luglio 2010

Sermoneta


sabato 10 luglio 2010

Chiare, fresche et dolci acque


Chiare, fresche et dolci acque,
ove le belle membra
pose colei che sola a me par donna;
gentil ramo ove piacque
(con sospir mi rimembra)
a lei di fare al bel fianco colonna;
erba e fior che la gonna
leggiadra ricoverse
co l'angelico seno;
aere sacro, sereno,
ove Amor co' begli occhi il cor m'aperse:
date udienza insieme
a le dolenti mie parole estreme.
S'egli è pur mio destino,
e 'l cielo in ciò s'adopra,
ch'Amor quest'occhi lagrimando chiuda,
qualche grazia il meschino
corpo fra voi ricopra,
e torni l'alma al proprio albergo ignuda.
La morte fia men cruda
se questa spene porto
a quel dubbioso passo;
ché lo spirito lasso
non poria mai in più riposato porto
né in più tranquilla fossa
fuggir la carne travagliata e l'ossa.
Tempo verrà ancor forse
ch'a l'usato soggiorno
torni la fera bella e mansueta,
et là ' ov' ella mi scorse
nel benedetto giorno
volga la vista disiosa et lieta,
cercandomi: et, o pieta!,
già terra infra le pietre
vedendo, Amor l'inspiri
in guisa che sospiri
sì dolcemente che mercé m'impetre,
et faccia forza al cielo,
asciugandosi gli occhi col bel velo.
Da' be' rami scendea
(dolce ne la memoria)
una pioggia di fior sovra 'l suo grembo;
et ella si sedea
umile in tanta gloria,
coverta già de l'amoroso nembo.
Qual fior cadea sul lembo,
qual su le trecce bionde,
ch'oro forbito et perle
eran quel dì, a vederle;
qual si posava in terra, e qual su l'onde;
qual, con un vago errore
girando, parea dir: Qui regna Amore
Quante volte diss'io
allor pien di spavento:
Costei per fermo nacque in paradiso.
Così carco d'oblio
il divin portamento
e 'l volto e le parole e 'l dolce riso
m'aveano, et sì diviso
da l'imagine vera,
ch'i' dicea sospirando:
Qui come venn'io, o quando?;
credendo esser in ciel, non là dov'era.
Da indi in qua mi piace
questa erba sì, ch'altrove non ho pace.
Se tu avessi ornamenti quant' hai voglia,
poresti arditamente
uscir del bosco e gir in fra la gente.
Francesco Petrarca, Canzoniere

venerdì 9 luglio 2010

La soglia


mercoledì 7 luglio 2010

Lago luna alba notte




Lago luna alba notte

Gracili arbusti
Ciglia di celato bisbiglio…

Impallidito livore rovina…

Un uomo, solo, passa
Col suo sgomento muto…

Conca lucente,
trasporti alla foce del sole!

Torni ricolma di riflessi, anima,
E ritrovi ridente
L’oscuro…

Tempo, fuggitivo tremito…

Giuseppe Ungaretti, tratto da Sentimento del tempo 1927

domenica 4 luglio 2010

I fiori di Ninfa






Parva sed apta mihi


C'era un volta


Bosco Cappuccio
ha un declivio
di velluto verde
come una dolce
poltrona
Appisolarmi là
solo
in un caffè remoto
con una luce fievole
come questa di questa luna
Giuseppe Ungaretti, C'era una volta tratto da l’Allegria – Il porto sepolto - Quota Centoquarantuno, l'1 agosto 1916