martedì 30 novembre 2010

Sono un poeta

Sono un poeta
un grido unanime
sono un grumo di sogni

Sono un frutto
d’innumerevoli contrasti d’innesti
maturato in una serra

Giuseppe Ungaretti, da Italia

lunedì 29 novembre 2010

Invictus




Out of the night that covers me,
black as the pit from pole to pole,
I thank whatever gods may be
for my unconquerable soul.

In the fell clutch of circumstance
I have not winced nor cried aloud.
Under the bludgeonings of chance
my head is bloody, but unbowed.

Beyond this place of wrath and tears
looms but the Horror of the shade,
and yet the menace of the years
finds and shall find me unafraid.

It matters not how strait the gate,
how charged with punishments the scroll,
I am the master of my fate:
I am the captain of my soul.

William Ernest Henley

Dal profondo della notte che mi avvolge,
buia come il pozzo più profondo che va da un polo all'altro,
ringrazio gli dei qualunque essi siano
per l'indomabile anima mia.

Nella feroce morsa delle circostanze
non mi sono tirato indietro né ho gridato per l'angoscia.
Sotto i colpi d'ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma indomito.

Oltre questo luogo di collera e lacrime
incombe solo l'Orrore delle ombre,
eppure la minaccia degli anni
mi trova, e mi troverà, senza paura.

Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita.
Io sono il padrone del mio destino:
io sono il capitano della mia anima.

Ringrazio Giorgio (IV E liceo Braucci di Caivano) che mi ha suggerito  questa poesia. Gli allievi per un docente sono il libro più bello da leggere.

domenica 21 novembre 2010

Passato

I ricordi, queste ombre troppo lunghe
del nostro breve corpo,
questo strascico di morte
che noi lasciamo vivendo
i lugubri e durevoli ricordi,
eccoli già apparire:
melanconici e muti
fantasmi agitati da un vento funebre.
E tu non sei più che un ricordo.
Sei trapassata nella mia memoria.
Ora sì, posso dire che
che m'appartieni
e qualche cosa fra di noi è accaduto
irrevocabilmente.
Tutto finì, così rapito!
Precipitoso e lieve
il tempo ci raggiunse.
Di fuggevoli istanti ordì una storia
ben chiusa e triste.
Dovevamo saperlo che l'amore
brucia la vita e fa volare il tempo.

Vincenzo Cardarelli

venerdì 12 novembre 2010

Taci, anima stanca di godere



Taci, anima stanca di godere
e di soffrire (all'uno e all'altro vai
rassegnata).
Nessuna voce tua odo se ascolto:
non di rimpianto per la miserabile
giovinezza, non d'ira o di speranza,
e neppure di tedio.
Giaci come
il corpo, ammutolita, tutta piena
d'una rassegnazione disperata.
Non ci stupiremmo,
non è vero, mia anima, se il cuore
si fermasse, sospeso se ci fosse
il fiato...
Invece camminiamo,
camminiamo io e te come sonnambuli.
E gli alberi son alberi, le case
sono case, le donne
che passano son donne, e tutto è quello
che è, soltanto quel che è.
La vicenda di gioia e di dolore
non ci tocca. Perduto ha la voce
la sirena del mondo, e il mondo è un grande
deserto.
Nel deserto
io guardo con asciutti occhi me stesso.
Camillo Sbarbaro

lunedì 8 novembre 2010

In una notte d'un gelido 17 Dicembre


....l'uomo che di notte, solo,
nel "gelido dicembre",
spinge il cancello e rientra
solo nei suoi sospiri.....

Giorgio Caproni
da Congedo del viaggiatore cerimonioso & altre prosopopee

domenica 7 novembre 2010

Quante ombrose dimore hai già sfiorato


Quante ombrose dimore hai già sfiorato,
anima mia, senza trovare asilo:
dal sogno rifluivi alla memoria,
da memoria tornavi a essere un sogno,
per via ti sorprendeva la bufera.
Senza felicità, senza speranza
di quiete - ma guarda come il volto
puramente contiene il tuo destino-
a volte ti levavi rischiarata
dalla ragione, a volte ti eclissavi.
Vivi, incredibilmente ti fu dato;
esisti, come sia lo chiedo ancora
al passato, a quest'ora in cui più lieve
la montagna di sé scolpisce il sole
e la sera che il mare fugge e implora.

Mario Luzi
(da Poesie Sparse 1945-48)



martedì 2 novembre 2010

Serata romana



Villa chiusa


So d'una villa chiusa e abbandonata
da tempo immemorabile, segreta
e chiusa come il cuore d'un poeta
che viva in solitudine forzata.

La circonda una siepe, e par murata,
di amaro bosso, e l'ombra alla pineta
da tanto più non rompe né più inquieta
la ciarliera fontana disseccata.
Tanta è la pace in questa intisichita
villa che sembra quasi che ogni cosa
sia veduta a traverso d'una lente.

Solo una ventarola arrugginita
in alto, su la torre silenziosa,
che gira, gira interminatamente.

Corrado Govoni