domenica 16 febbraio 2014

Carpe diem

Tu ne quaesieris, scire nefas, quem mihi, quem tibi
finem di dederint, Leuconoe, nec Babylonios
temptaris numeros. Vt melius, quidquid erit, pati,
seu pluris hiemes seu tribuit Iuppiter ultimam,
quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare
Tyrrhenum! Sapias, uina liques et spatio breui
spem longam reseces. Dum loquimur, fugerit inuida
aetas. Carpe diem, quam minimum credula postero.


Orazio, Ode I , 11

Su l'altura



Nel silenzio della notte,
Quando via per l'aria scura
I fantasmi vanno in frotte
Seminando la paura,
S'odon voci cupe e rotte
Risonar sovra l'altura
Su cui sorge nel mistero
II castello antico e nero.

Là, una lampa fioca in pria
Or si spegne, or si raccende;
Poi, fra l'ombre della via,
Col suo rosso lume splende:
Chi da l'alto i campi spia ?
Forse è alcun che un altro attende
Ed un caro nome, invano,
Forse invoca di lontano ?

E quel lume triste e fìoco
Divampar si vede alfine:
V'è un baglior come di foco
Del Castel fra le rovine;
E già s'ode a poco a poco
Risonar su le colline,
In quell'aer fosco e muto,
Il lamento d'un liuto...


Francesco Cimmino